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Seattle, dicembre
1999
La dichiarazione di Seattle dei Popoli Indigeni, dicembre 1999
Noi, popoli indigeni
provenienti da diverse parti del mondo, siamo giunti a Seattle per dar voce alla
nostra grande preoccupazione sul modo in cui l'Organizzazione Mondiale del
Commercio (World Trade Organization / WTO) stanno distruggendo la Madre Terra,
di cui facciamo parte, e la sua pluralità culturale e
biologica.
La liberalizzazione del
commercio e lo sviluppo orientato all'esportazione, cioè i principi ed i
processi dominanti che la WTO attivamente sostiene, hanno un effetto devastante
sulla vita dei popoli indigeni. Il nostro diritto originario
all'autodeterminazione, la nostra sovranità in quanto nazioni, ed i trattati e
gli altri accordi tra nazioni e popoli indigeni ed altri Stati nazionali, sono
calpestati da gran parte delle convenzioni della WTO. Le conseguenze
incommensurabilmente grandi di queste convenzioni sulle nostre comunità, vuoi
per le devastazioni ambientali, vuoi per la militarizzazione e la violenza
che di sovente accompagnano i progetti di sviluppo, sono assai gravi e
richiedono immediata attenzione.
L'Accordo WTO sull'agricoltura
(Agreement on Agriculture / AOA) promuove la concorrenza nelle
esportazioni e la liberalizzazione delle importazioni. Tale accordo ha causato
l'invasione delle nostre comunità da parte di prodotti agricoli a basso prezzo
che distruggono i metodi di coltivazione naturali ed ecocompatibili dei popoli
indigeni. Gli approvvigionamenti di cibo sicuri, e la produzione degli alimenti
tradizionali sono seriamente in pericolo. Poiché gli alimenti tradizionali sono
sempre più rari, e contemporaneamente le nostre comunità sono inondate da
cibi di sempre più scarsa qualità, fra i popoli indigeni è notevolmente
aumentata l'incidenza del diabete, del cancro e
dell'ipertensione.
Le piccole imprese agricole sono assediate dalle
piantagioni commerciali, e conciò le nostre terre avite si concentrano sempre
più nelle mani di poche imprese e di pochi latifondisti. Innumerevoli uomini e
donne delle nostre comunità vengono così sradicati e costretti ad emigrare nelle
vicine città, dove ingrossano le schiere dei disoccupati e dei senza
tetto.
L'Accordo WTO sui prodotti della foresta
promuove
il libero commercio dei prodotti forestali. Attraverso l'eliminazione dei dassi
nei paesi sviluppati entro il 2000, e nei paesi in via di sviluppo entro il
2003, questo accordo porterà alla deforestazione di molti ecosistemi abitati da
popoli indigeni. Si sta modificando anche la legislazione mineraria di molti
Paesi in modo tale da permettere il libero accesso alle compagnie minerarie
straniere e da render loro possibile l'acquisto ed il possesso di zone di
estrazione; potendo così cacciare arbitrariamente i popoli indigeni dalle loro
terre native. Queste imprese minerarie e petrolifere, condotte in grande stile
secondo criteri commerciali, danneggiano incessantemente la nostra terra e la
sensibilità dell'ecosistema; inquinano il suolo, le acque e l'aria nelle nostre
comunità.
L'usurpazione delle nostre terre e delle nostre materie prime e la
promozione aggressiva della cultura individualistica occidentale orientata al
consumo distruggono poi le nostre culture ed il nostro tradizionale stile di
vita. Ne consegue non solo la devastazione dell'ambiente, ma anche la diffusione
di malattie, lo straniamento e le più gravi forme di disagio, che si
rispecchiano nella forte incidenza dell'alcolismo e dei
suicidi.
Il
furto e la brevettabilità delle nostre risorse biogenetiche sono resi possibili dalla Convenzione WTO sugli
aspetti riferibili al commercio dei diritti di proprietà intellettuale
(Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights / TRIPs). Alcune piante
scoperte, coltivate ed usate dai popoli indigeni come cibo, come medicinali e
per riti sacri, sono già state brevettate negli Stati Uniti, in Europa ed in
Giappone. Tra queste, per esempio, vi sono l'ayahuasca, la quinoa ed il "sangre
de drago" delle foreste sudamericane, la kava dal Pacifico, la curcuma ed il
melone amaro dall'Asia. La Convenzione TRIPs minaccia il nostro accesso e
controllo sulla nostra varietà biologica come pure il nostro controllo sulla
nostra sapienza tradizionale e sul nostro patrimonio
intellettuale.
L'articolo 27.3b della Convenzione TRIPs permette di
brevettare esseri viventi e distingue - con un artificio - piante, animali e
microrganismi. Altrettanto assurda è la distinzione tra "essenzialmente
biologico", "non biologico" e "microbiologico". Secondo la nostra opinione, si
tratta sempre di forme di vita e di processi vitali; che sono sacri e non
possono essere oggetto di proprietà privata.
L'Accordo generale sui servizi (General Agreement of Services / GATS), infine, promuove la
liberalizzazione degli investimenti e la prestazione di servizi, rafforzando il
dominio ed il monopolio delle imprese straniere in importanti settori
dell'economia. La Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale
stabiliscono le precondizioni per la liberalizzazione, la deregolamentazione, e
la privatizzazione nei Paesi imprigionati nella trappola del debito. Queste
condizioni sono state ulteriormente appesantite dalla WTO .
In
considerazione delle suddette conseguenze negative degli accordi WTO noi, popoli
indigeni, chiediamo con urgenza
un'analisi giuridica sociale ed ecologica degli effetti dell'insieme di questi
accordi sui popoli indigeni. I popoli indigeni devono partecipare su un
piano di parità nello stabilimento dei criteri e delle caratteristiche di tale
indagine, in modo che siano considerati i punti di vista spirituali e culturali.
Gli accordi dovranno essere d'ora in poi valutati alla luce delle ingiustizie e
degli squilibri che producono ai danni dei popoli indigeni. Aggiungiamo alcune
proposte:
In
relazione all'accordo sull'agricoltura, noi chiediamo:
- Le piccole imprese
agricole che producono prevalentemente per il consumo domestico e per il
mercato locale debbono essere eccettuate dall'ambito di applicazione
dell'accordo;
- L'accordo deve
assicurare il riconoscimento e la tutela del diritto dei popoli indigeni ai
loro territori, alle loro materie prime, ai loro metodi ecocompatibili in
agricoltura e nell'utilizzo delle loro materie prime, come pure il diritto al
loro tradizionale stile di vita.
- L'accordo deve
assicurare la sicurezza nell'approvvigionamento alimentare e la possibilità
per i popoli indigeni di coltivare, utilizzare e commerciare i propri
tradizionali prodotti agricoli.
In
relazione alla liberalizzazione della prestazione di servizi e degli
investimenti, noi chiediamo:
- L'accordo deve
impedire l'attività mineraria, la monocoltura commerciale, le dighe,
l'estrazione petrolifera, la trasformazione della terra in campi da golf, la
deforestazione e le altre iniziative che devastano la terra dei popoli
indigeni e violano il loro diritto al territorio ed alle materie prime. Allo
stesso modo devono essere riconosciuti e tutelati il diritto dei popoli
indigeni al loro tradizionale stile di vita, alle loro regole ed ai loro
valori culturali.
- Non si può permettere
la liberalizzazione della prestazione di servizi, in particolare nel settore
sanitario, se ciò impedirebbe ai popoli indigeni il libero accesso ad
un'assistenza sanitaria libera, culturalmente adeguata e qualitativamente
elevata.
- La liberalizzazione
nel settore finanziario renderà il mondo un "casinò" globale e deve essere
regolamentata.
In
relazione agli accordi TRIPs proponiamo:
- L'Articolo 27.3b
degli accordi TRIPs dev'essere modificato con l'introduzione di un categorico
divieto della brevettabilità delle forme di vita. Esso dovrà vietare senza
possibilità di equivoco la brevettabilità di microrganismi, vegetali ed
animali; nonché delle loro parti, quali i geni, le catene geniche, le cellule,
le strutture cellulari, le proteine e le sementi.
- L'accordo deve
vietare la brevettabilità dei processi biologici e microbiologici naturali in
cui piante, animali, microrganismi o loro parti sono utilizzati per la
produzione di forme modificare di vegetali, animali o microrganismi.L'accordo
deve assicurare, indipendentemente dai predominanti diritti occidentali di
proprietà intellettuale, la possibilità della ricerca e sviluppo di
meccanismi di protezione alternativi. Queste alternative devono tutelare le
conoscenze, le innovazioni ed i procedimenti agricoli, medici e di
conservazione della biodiversità e devono basarsi sui metodi e sui diritti
consuetudinari indigeni a tutela delle conoscenze, del patrimonio culturale e
delle risorse biologiche.
- L'accordo deve
assicurare che la tutela del patrimonio delle conoscenze tradizionali
delle innovazioni e delle pratiche degli Indigeni, avvenga in consonanza
con la Convenzione sulla
biodiversità (Convention on Biological Diversity), e particolarmente con gli
articoli 8j, 10c, 17.2 e 18.4; come pure con l'Accordo internazionale sulle risorse geniche
vegetali (International Undertaking on Plant Genetic
Resources).
- L'accordo deve
permettere ai popoli indigeni ed ai coltivatori il diritto di esercitare anche
in futuro i propri tradizionali procedimenti di conservazione, suddivisione, e
scambio delle sementi; come pure la coltivazione, la raccolta e l'impiego di
piante medicinali.
- L'accordo deve
vietare a scienziati ed imprese commerciali di appropriarsi (al fine di
brevettarle) delle sementi, delle piante medicinali e delle relative
conoscenze dei popoli indigeni. In ogni caso devono essere rispettati i
principi dell'assenso informato e del diritto di veto dei popoli
indigeni.
Se le sopra citate proposte non fossero attuabili,
sollecitiamo l'esclusione degli Accordi sull'agricoltura, sui prodotti forestali
e degli Accordi TRIPs - dal novero degli Accordi
WTO.
Sollecitiamo gli Stati membri della WTO
a
convocare una nuova sessione di incontri non appena conclusi l'esame e la
correzione delle disposizioni esecutive delle convenzioni esistenti. Rifiutiamo
i progetti per un accordo in materia di investimenti, concorrenza, aumento di
dazi industriali, deleghe agli Stati e creazione di un gruppo di lavoro per la
biotecnologia.
Chiediamo con urgenza alla WTO di introdurre delle
riforme che la trasformino in un consesso democratico, trasparente ed
affidabile. Se ciò sarà impedito, chiediamo l'abolizione della
WTO.
Chiediamo con urgenza agli Stati membri della WTO di favorire l'approvazione dell'attuale redazione della
Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli Indigeni, e la ratifica
della Convenzione ILO 169 da parte dell'Assemblea Generale dell'ONU.
Sollecitiamo tutte le organizzazioni di base e le
ONG, affinché appoggino questa "Dichiarazione di Seattle dei Popoli Indigeni" e
la diffondano fra i propri aderenti.
Abbiamo la salda convinzione che
la filosofia che ispira gli Accordi WTO, come anche i principi ed i
comportamenti da questa favoriti contrastano con le nostre convinzioni di fondo,
con la nostra spiritualità e visione del mondo, con la nostra opinione e con il
nostro modo di agire nei processi di sviluppo, nel commercio e nella tutela
ambientale. Chiediamo perciò alla WTO di modificare i propri principi e
procedure orientandoli secondo il modello delle "comunità ecologicamente
sostenibili", e di riconoscere, lasciando loro dello spazio, le visioni del
mondo ed i modelli di sviluppo alternativi ai propri.
I popoli indigeni sono
senza dubbio colpiti nella maniera più grave dagli effetti negativi della
globalizzazione e degli accordi WTO. Crediamo però di avere delle alternative
praticabili rispetto ai modelli dominanti di crescita economica e di sviluppo
orientato all'esportazione. I nostri stili di vita e le nostre culture
ecologicamente sostenibili, la nostra sapienza tradizionale, le nostre
cosmologie e la nostra spiritualità, i nostri valori collettivi, il nostro
scambio reciproco, il nostro rispetto e la nostra venerazione della Madre Terra
sono nel loro complesso decisivi per la ricerca di una società diversa, in cui
si affermeranno la giustizia, l'uguaglianza e la vicinanza con la
natura.
La dichiarazione è stata approvata dell'Assemblea dei Popoli
Indigeni, convocata e sostenuta da:
- Indigenous
Environmental Network USA / Canada
- Seventh Generation
Fund / USA
- International Indian
Treaty Council
- Indigenous Peoples
Council on Biocolonialism
- Abya Yala
Fund
- TEBTEBBA (Indigenous
Peoples Network for Policy Research and Education)
Seattle (Stato di
Washington/USA), 1° dicembre 1999
Link e
contatti
Organizzazioni indigene, ONG e singole persone che volessero
sottoscrivere questa posizione, possono farlo con una mail a: ien@igc.org oppure a: tebtebba@skynet.net.
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