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Montescudaio,
il cui nome deriva dal latino Mons Scutarius è situato in amena posizione
sulle prime coline costiere alle spalle di Cecina ed offre una stupenda vista
sulla pianura sottostante ed il mare.
Immerso
in una rigogliosa campagna caratterizzata da viti ed olivi, dispone anche di
vaste superfici boscate con essenze tipiche della macchia mediterranea.
Un'ampia zona di protezione
della fauna permette al visitatore di osservare in ogni ora del giorno, ed in
ogni giorno dell'anno il fagiano, la lepre, il falco, la gazza, il cinghiale,
il capriolo, il merlo, il pettirosso, il picchio, l'upupa (o galletto marzolo
come viene chiamato da queste parti), l'istrice, la ghiandaia, elencati così
a "casaccio", perché è così che si possono incontrare.

E' d'obbligo segnalare che un
clima particolarmente favorevole tutto l'anno, permette sempre di trascorrere
una vacanza rilassante ed interessante sotto tutti i punti di vista:
ambientale, culturale, sportivo ed enogastronomico.
Carni pregiate di razza Chianina, salumi, pane casalingo, dolci,vino ed olio,
tutti prodotti locali che caratterizzano la qualità del territorio.
Agriturismi, residence, ristoranti sono pronti ad accogliere il visitatore.
Montescudaio è inserito in un territorio caratterizzato dalla presenza del
fiume Cecina, che dal mare conduce a Volterra, toccando numerosi comuni
altrettanto appetitosi in ogni senso.
Montescudaio è facile da raggiungere: in auto o in pullman, grazie alle
autostrade che arrivano fino a Rosignano, distante solo 15 minuti di ottima
strada; in treno, con la stazione di Cecina distante 10 km presso la quale
fermano treni importanti e frequenti; con l'aereo che può giungere all'aereoporto
di Pisa, distante 45 minuti di auto.

Da Montescudaio si possono raggiungere con facilità tutte le principali mète
turistiche della Toscana, compresa la stupenda Isola d'Elba, dalla quale
inizia la ormai celebre "Strada del Vino - Costa degli Etruschi"
che, dipanandosi attraverso vari territori D.O.C., passa anche per
Montescudaio.
Il
sito ufficiale del Comune di Montescudaio
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Numerosi
reperti archeologici testimoniano la presenza di un nucleo abitato a
Montescudaio fin dall'epoca villanoviana, ma il primo documento scritto
riferito al paese risale al 1092: è l'atto con il quale il Conte Gherardo
Della Gherardesca donò al Monastero da lui fondato l'anno precedente e
appartenente alle monache benedettine, la chiesa di San Andrea che era dentro
al castello, oltre a una serie di benefici, riservando per sé il diritto di
eleggere in perpetuo la Madre Superiora. Sempre legati al rapporto Gherardesca
- Monastero sono tutta una serie di documenti che testimoniano lo stretto
legame tra i conti che risiedevano a Pisa ed il Castello. Tra l'altro ebbe il
titolo di Contessa di Montescudaio, Monna Bombaccia Della Gherardesca,
poetessa del '200 ricordata anche da Giovanni Sercambi nelle sue
"Novelle".
Il Castello in effetti fu per lungo tempo feudo dei Della Gherardesca del ramo di Settimo di Pisa (l'attuale San Frediano a Settimo) che
anche per questo furono Vicari della Repubblica Pisana su gran parte della
zona dell'alta Maremma. Essi però condussero azioni assai spregiudicate
contro Pisa, ribellandosi una prima volta all'epoca dell'invasione da parte di
Luchino Visconti nel 1345. Successivamente, prevenendo la disfatta pisana, nel
1406 si sottomisero a Firenze: in cambio di questo gesto i Della Gherardesca
furono eletti Vicari.
I Della Gherardesca, tuttavia, tradirono in seguito
anche Firenze. Nel 1447 appoggiarono infatti l'invasione del re di Napoli
Alfonso d'Aragona. Alla fine della guerra con Napoli, nel 1479, Firenze si
vendicò confiscando i beni del Conte Fabio e di fatto privando dei loro
diritti sul Castello la nobile famiglia. Il paese fu costituito in comunità e
ai Conti di Montescudaio restarono solo i beni allodiali. Durante l'invasione
e il saccheggio di Montescudaio da parte del Conte Orini di Pitigliano che
comandava le truppe fiorentine, furono le stesse autorità del Comune che
trattarono la resa evitando la distruzione del Castello dietro pagamento di
una cospicua somma di denaro.
Dal 1407, infatti, Montescudaio aveva avuto da
Firenze la concessione di statuti propri. Da questo momento Montescudaio
rimarrà sempre fedele a Firenze, non partecipando nemmeno all'ultimo
tentativo di ribellione sul finire del secolo XVI. Sotto il Granducato mediceo
Montescudaio conservò l'autonomia statutaria, anche se non senza qualche
contrasto con Firenze, tant'è che gli statuti del 1538 (comuni a Guardistallo
e Casale) furono approvati dal governo fiorentino solo il 20 Gennaio 1550.
Con
le rinfeudazioni medicee, il 10 maggio 1648 il Granduca Ferdinando II°
concesse il castello di Montescudaio in feudo col titolo di Marchesato a
Ferdinando di Niccolò Ridolfi con diritto di perpetua primogenitura o, in
caso di mancata discendenza, con facoltà di nominare il proprio erede.
Questo
evento si verificò alla morte del Marchese Ferdinando che, senza figli,
nominò a succedergli il fratello Pietro. Erede di Pietro fu il figlio
Niccolò, che morì anche lui senza eredi il 30 novembre 1727. A questa data
il Castello rientrò in possesso della Camera Granducale.
Fu l'ultimo dei
Medici, Giangastone, a rinfeudarlo il 30 settembre 1735 a Cosimo Ignazio
Ridolfi. Francesco II° di Lorena riconfermò l'investitura feudale nel 1738.
Risale a questo periodo anche la soppressione dell'antico monastero
benedettino; il suo ingente patrimonio passò alla Chiesa di San Andrea dentro
il Castello, che assunse il titolo di Abbazia di Santa Maria con la
giurisdizione su sei chiese dei comini vicini. Durante il periodo del
marchesato si assiste ad una progressiva decadenza del comune, testimoniata
anche dal dimezzamento della popolazione.
Al censimento del 1551 Montescudaio
contava 114 famiglie e 606 persone. Quando ci fu il ritorno ai Ridolfi le
famiglie erano 87 e le persone 368. Ciò fu indubbiamente dovuto allo stato di
abbandono che la Maremma settentrionale subì, ma l'evento non era
ineluttabile. Contemporaneamente ai Ridolfi, infatti, e con un territorio che
quasi circondava il marchesato, fu infeudato il Ginori, che promosse una vera
e propria rinascita della zona.
I Ridolfi esercitarono invece gli ampi poteri
di cui erano investiti sopratutto in modo da accaparrarsi tutte le risorse del
territorio, scontrandosi con i suoi abitanti. Ne sono una testimonianza gli
Atti Criminali conservati nell'Archivio Comunale di Montescudaio, che
riportano le continue liti tra la popolazione del castello e i marchesi. I
Ridolfi, per quanto privati della stragrande maggioranza dei loro privilegi
con la legge sui feudi del 1749, rimasero formalmente feudatari e residenti a
Montescudaio almeno fino al 1778. Dal punto di vista amministrativo,
Montescudaio insieme a Riparbella, Guardistallo, Casale e Bibbona
faceva parte del Vicariato di Campiglia dove
risiedeva il Capitano per le cause criminali, mentre a Bibbona
si trovava l'ufficiale per le cause civili o miste.
Questa organizzazione, che
risaliva ad uno statuto della Repubblica fiorentina del 1415, rimase
sostanzialmente immutato fino al 1772. In quell'anno, con la legge del 30
settembre relativa alla riorganizzazione della giustizia e delle
giurisdizioni, fu istituita la Podesteria di Guardistallo, cui passò la
competenza per le cause civili. Fino alla legge del 3 marzo 1848 di Leopoldo
II°, furono fatte parziali modifiche all'assetto sopra descritto. In
particolare, nel 1833, Rosignano venne elevato a
Vicariato e Montescudaio entrò a farne parte insieme ai comuni sopradetti,
oltre a Castellina e Orciano. Nel 1838 la Podesteria fu spostata da
Guardistallo a Bibbona. Intanto era iniziata anche a
Montescudaio una lenta ripresa della popolazione. Nel periodo francese
infatti, il dato è relativo al 1809, dai 404 abitanti del 1745 si era passati
a 552.
Testi tratti da: Ente promozione
Montescudaio
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